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Demolition man…

Dopo giorni di misurazioni con programmi specifici, e dopo aver trovato la soluzione adatta a quasi tutti problemi di risonanze, rimangono alcuni punti da affrontare.
Leggo sul Web tutti i forum di acustica che trovo, scarico articoli e manuali, prendo misure e faccio e ri-faccio prove, spostando avanti e indietro casse e workstation di lavoro, alla ricerca del giusto equilibrio fra comodità d’uso ( quella che alcuni chiamano “ergonomia”…) e corretta acustica per mixare.

misurazioni approssimative...

Ma comunque la soluzione già so qual’è: trappole acustiche per i bassi ovunque!

Per questo ho smontato i pannelli che avevo distribuito lungo i bordi del soffitto e su alcune pareti: sono pannelli di lana di roccia, piuttosto leggeri, con una faccia leggermente “intonacata” e l’altra “vetrificata” per impedire la dispersione delle fibre minerali.
Ognuna è incorniciata con una sottile fascia di legno.
Acusticamente hanno aiutato a risolvere alcuni problemi sulle frequenze medio-alte, ma adesso verrano riciclate come “acoustic cloud”: nuvola acustica…

Le sospenderò al soffitto, lasciando un po’ di spazio al di sopra, e ci aggiungerò alcuni pannelli di ovatta acustica Vital per aumentarne l’efficacia sulle frequenze più basse.

Lo spazio ( e la funzione) lasciato libero agli angoli fra il soffitto e le pareti verrà occupato da trappole acustiche più efficaci, spesse una decina di centimetri, sempre in lana di roccia, ma di maggiore massa…

la "nuvola" pronta per essere montata...

 

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…andando avanti…

…con la costruzione degli stand per sostenere le casse Genelec 1030A, si cominciano a vedere i primi risultati.
Ma anche i primi problemi inattesi…
Per cominciare: le tavole che ho riciclato m’hanno obbligato a cambiare, anche se di poco, le misure degli stands. Poco male.
Però le stesse tavole, essendo rimanenze di altri lavori, sono anche seconda ( o terza…) scelta: una è ammaccata da una parte, un’altra è tutta sforacchiata, e via così…
Mentre ragionavo sul sistema migliore per rifinirle, se con stucco e vernice o rivestendole di stoffa, ho avuto l’idea più semplice ( e pigra…): ci butterò sù un drappo, a coprirle…

Altro problema: avevo previsto di riempirle con un paio di sacchi di sabbia ognuna, il che le avrebbe portate a pesare fra i sessanta e i settanta kg, ma sorpresa! Con 50 kg di sabbia ne ho riempita una a metà!…

È sabato, devo girare un po’, ma alla fine trovo dove prendere altri 100 kg di sabbia e finisco di riempirle, già messe in posizione ( 100 kg sono tanti da spostare…).

Ecco un foto-diario della giornata…

let's begin

Quasi pronta...

primo stand

pronta per essere riempita

100 kg di sabbia

Prima di chiudere tutto, però, conviene asciugare il più possibile la sabbia, e allora vai con il deumidificatore….

Fra gli stands, il deumidificatore


lavori in corso…

I lavori a studio da qualche parte devono cominciare, e così inizio dai monitors.
Una delle critiche che mi hanno fatto guardando il mio render 3D è sulla scelta di utilizzare una libreria metallica Ikea leggera: la struttura entra in vibrazione anche a basso volume d’ascolto, e trasmette facilmente la vibrazione al pavimento.
L’idea iniziale era di rendere la libreria più pesante, ma essendo piuttosto delicata l’aumento del peso ( l’idea era di riempirne la struttura delle zampe con sabbia) l’avrebbe resa anche meno stabile. Senza contare che comunque la differenza di peso sarebbe stata irrisoria…

Ho allora deciso di riciclare delle tavole di legno che ancora ho da parte, avanzi di lavori già fatti, ma stavolta ho prima realizzato il render 3D per avere un’idea precisa dell’aspetto che avrà…

sostegno per i monitors Genelec 1030A

Le maniglie serviranno per spostarli: fra legno multistrato da 15mm e la sabbia con la quale le riempirò ( per aumentarne la massa ed impedire che entrino in risonanza) peseranno una settantina di kg l’una!…


3D studio tour…

Sto riconsiderando l’intera disposizione del mio studio, anche per trovare una soluzione migliore ai persistenti piccoli problemi di acustica, ma per chiedere aiuto sui vari forum, soprattutto americani, zeppi di esperti del settore, credo che la maniera migliore sia fargli fare un giro nel mio studio come è effettivamente…
Grazie a Google SketchUp sono riuscito a realizzare una versione 3D navigabile dello studio, una copia quasi esatta ( manca il disordine e un bel po’ di roba, soprattutto libri), con la disposizione attuale di tutta l’attrezzatura.

La prima versione ( ho già cominciato a fare rilevazioni acustiche e a spostar roba…) è questa:


Hacking Ikea once more…

Come molti compro roba Ikea: costa relativamente poco, esteticamente è abbastanza neutra, ma…
Come molti so che il materiale che viene usato è spesso scadente, quando non è proprio la progettazione ad esserlo…
Negli anni ho riempito casa di librerie, tavoli, sedie, letti, mobili da cucina, da bagno, accessori di vario tipo, lampade…
Fra queste ultime ce n’è una diffusissima, la Not, che però è costruita con materiale veramente di infima qualità.

Not ( come si vede dall'immagine del catalogo Ikea, anche a loro non sta dritta...)

In casa ne avrò una mezza dozzina, la maggior parte rotte: la vite con la quale la base sorregge la lampada si spezza, e non è sostituibile…

Dopo averne messe da parte un po’, pronte per la raccolta differenziata, ho notato che potevo sfruttarne alcune caratteristiche:
l’asta è modulare, sono tubi da una quarantina di centimetri, loro sì piuttosto resistenti: con un paio ci ho spostato un pianoforte, usandoli come rulli…
Il problema era trovare il modo di rendere ‘sta lampada qualcosa di utile a studio.
Ho tolto tutto il superfluo ( filo elettrico, portalampada, paraluce, interruttore) e mi sono rimasti il “cono” nel quale era inserito il portalampada e l’asta smontabile.
Ho rinforzato l’attacco fra asta e cono utilizzando della pasta metallica modellabile che viene usata per riparare le carrozzerie delle auto ( si trova in qualsiasi rivendita di ferramenta), inserendoci, prima che indurisse, dei perni metallici.
Appena asciutta ( ci vogliono pochi minuti) ho riempito il resto del cono con del cemento a presa rapida nel quale ho “affondato” una tavoletta di legno, anche lei “irta” di perni, rivolti verso il cemento…
Perché questo?
Il cono riempito di cemento ha acquisito peso, i perni hanno reso il cemento solidale con la pasta modellabile, che a sua volta ( metallo su metallo) è solidale con il cono stesso. La tavoletta di legno, messa a filo con il bordo del cono ( e resa solidale al cemento con i suoi perni) ha reso possibile avvitare una base supplementare di legno, che permette la stabilità del tutto…

Dalla parte opposta dell’asta, sempre utilizzando la pasta metallica modellabile, ho attaccato un adattatore a vite per reggimicrofoni.

Questo il risultato:

la base dell'asta

l'attacco per il reggimicrofono

close up

Abbastanza solida da sostenere un clone del Royer R 121

ready to go!


Kitchenware sampling session part III…

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(casualties of sampling)

Andando avanti con la colonna sonora per il documentario ho scoperto d’aver bisogno d’altri suoni.
Ho trasferito a studio un po’ di stoviglie, montato una coppia di Oktava 012 con capsula cardiode e messo in registrazione Logic.
Nonostante al piano sopra al mio studio ( che era un garage, come lo è tutto il piano sopra…) stessero facendo dei lavori, l’uso del Reflexion Filter e soprattutto dei miei pannelli/trappole acustiche autocostruiti ha permesso di fare tutto il lavoro senza problemi.
Domani altre piccole modifiche e domenica registro il chitarrista, con lo splendido SE-Electronics Z3300A.

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upright piano recording update…

Prova e riprova, sposta i microfoni, cambia modello, aggiungi e togli, alla fine la soluzione trovata è un po’ ingombrante…
Ho spostato il pianoforte verso il centro dello studio, con il retro dello strumento accessibile, sono tornato sulla scelta fatta all’inizio per quanto riguarda i microfoni ( due Oktava MK012 con capsula omnidirezionale) e dopo innumerevoli tentativi credo d’aver individuato la posizione più adatta a rendere il suono, che sento mentre siedo allo strumento, anche nelle registrazioni.

Per evitare di dover ricominciare da capo ogni volta le ho “segnate” sul retro del pianoforte con due pezzi di nastro adesivo…

(per scattare la foto ho spostato i pannelli di cellulosa che utilizzo per isolare i microfoni…)


upright piano recording session…

Per il documentario sul gemellaggio fra Giulianello e Santiago de Compostela, voluto caparbiamente da Raffaele Marchetti, e girato da suo figlio Augusto, sto tentando di includere il mio pianoforte acustico…
Non è un granché, e in più è un verticale, quindi un po’ una rogna da registrare in modo decente.
Dopo tante prove sembra che il sistema più credibile, che rende il suono registrato simile al reale, è questo:
il pianoforte staccato dalla parete e un paio di condensatori a diaframma piccolo omnidirezionali a quaranta centimetri dalla tavola armonica.
A breve smonto tutto, accordo lo strumento, intono i martelletti e cerco di “silenziare” tutti i cigolii, le vibrazioni misteriose e limito al massimo le risonanze…


Kitchenware sampling session 2.0…

Le registrazioni sono venute meglio di quanto non sembrasse all’inizio: ho trasformato le due tracce audio mono ( una del cardioide e l’altra del microfono a nastro) in una singola traccia, stereo, ma trattando le tracce mono secondo la tecnica M/S, anche se non molto ortodossa come posizione dei microfoni…
Comunque: ho caricato la song di Logic e ho cominciato ad elaborare i molti frammenti con il FlexTool, che permette di “spostare” parti della forma d’onda in modo, ad esempio, di far coicnidere gli accenti sonori con gli accenti del metronomo, tra le altre cose…
Lavoro lungo, se fatto senza aver previsto prima l’uso di FlexTool, per cui avrei dovuto registrare i rumori seguendo un metronomo in cuffia, ma comunque lavoro efficace: adesso ho diversi frammenti di qualche battuta ognuno con dei “ritmi” a quarti, ad ottavi, a terzine, sincopati e così via, ma tutti che seguono in modo accurato il metronomo…

Ho messo a tempo la zucchina, il pane, il tagliere suonato da solo: manca la carota e il mix di tutta la roba, e poi pentolona e pentolino.

A questo aggiungerò i campionamenti fatti direttamente in cucina con lo Zoom H4: accensioni del gas, rubinetti, hamburger che sfrigolano, coperchi che sbattono, cassetti che s’aprono e così via…


Kitchenware sampling session…

Per un documentario che sto musicando ho deciso di utilizzare, per una scena girata in una cucina, dei suoni adatti…
Ho preso un po’ di roba dalla mia cucina e ho portato tutto a studio.

Ho sistemato un microfono a condensatore ( SE-Electronics Z3300A, modalità cardioide) sopra un tagliere di legno, e al lato, giusto per provare come se la cavasse, un super-economico T-Bone RB100 a nastro.
Sopra il condensatore ho piazzato il Reflexion Filter ( anche lui nel modello economico, il Project Studio), e dietro al tagliere i miei pannelli mobili di ovatta di cellulosa, a “proteggere” la registrazione…

Messo in registrazione Logic Pro ho cominciato a campionare: dalle zucchine…

…alle carote e al pane…

E poi: pentole e pentoline, con e senza acqua…

Alla fine. pulire tutto…

(…in realtà il microfono a nastro ha aggiunto un bel po’ di soffio alla registrazione, per non parlare dei cavi non proprio di altissima qualità, per cui ho dovuto ripulire anche le registrazioni appena concluse. Fortunatamente avevo molti momenti di silenzio dai quali prendere l’impronta audio per eliminare il rumore di fondo…)


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