Archivi tag: sampling

Mix finito…

image

In attesa di sincronizzare le musiche al film, un ultimo controllo…

Posted from WordPress for Android


Last recording for the soundtrack…

Entro pochi giorni devo “chiudere” questa piccola colonna sonora, che ha richiesto molto più impegno del previsto, ma che sta dandomi anche molte più soddisfazioni…
Ho chiamato Luca, il chitarrista con il quale ho condiviso la maggior parte delle mie esperienze musicali negli ultimi…acc! Sono troppi anni per contarli… 🙂
Due registrazioni: una con la Ramirez classica per il tema principale, l’altra con l’acustica Yamaha per completare il brano con la ritmica creata con le stoviglie.
Un paio d’ore di piacevolissimo lavoro, con un altro amico venuto a sentire “come si fa”, ammesso che io sappia come si fa…

( Luca circondato dai pannelli acustici, davanti al microfono Z3300A)


Kitchenware sampling session part III…

image

image

(casualties of sampling)

Andando avanti con la colonna sonora per il documentario ho scoperto d’aver bisogno d’altri suoni.
Ho trasferito a studio un po’ di stoviglie, montato una coppia di Oktava 012 con capsula cardiode e messo in registrazione Logic.
Nonostante al piano sopra al mio studio ( che era un garage, come lo è tutto il piano sopra…) stessero facendo dei lavori, l’uso del Reflexion Filter e soprattutto dei miei pannelli/trappole acustiche autocostruiti ha permesso di fare tutto il lavoro senza problemi.
Domani altre piccole modifiche e domenica registro il chitarrista, con lo splendido SE-Electronics Z3300A.

Posted from WordPress for Android


“Cosmopolitism in action: from Matteo Ricci to Rabindranath Tagore via Multatuli”…

Ieri ho accompagnato mio fratello Carlo e un’amica all’aeroporto, volo Emirates per Jakarta, Indonesia.
Con loro un Dvd contenente il montaggio di alcuni giorni di riprese effettuate da Carlo e da un suo amico nel Devon, in Gran Bretagna, a Dartington Hall, al Tagore Festival.
Ne sono tornati con diverse ore di riprese video in HD e in MiniDV, e da subito s’è capito che ci sarebbero stati problemi ad utilizzarle…
Non avevano microfoni esterni, ma solo i panoramici intregrati nelle telecamere, per cui praticamente tutte le riprese sono flagellate da rumori, voci fuori campo, vento, pioggia, passi, stoviglie, tamburi, vento, commenti inutili a pochi centimetri dai microfoni…
In più non avevo mai lavorato utilizzando sorgenti video di formato diverso ( quello HD è in 16:9, il MiniDV, per un errore, in 4:3), ma soprattutto con tempi così stretti.
In quattro giorni scarsi abbiamo visionato tutto il girato, scelto in base agli argomenti trattati (ma anche in base alla reale utilizzabilità: c’erano anche parecchi problemi di messa a fuoco, d’esposizione, di tremolìo nelle riprese…), trascritto tutto nel Mac, montato, corretto gli errori più gravi dell’audio, scannerizzato decine di foto da includere nel documentario, scelto la musica da inserire a commento, fatto la correzione colore…
Alla fine ventidue minuti di reportage sul Tagore Festival, che verranno utilizzati alla conferenza prevista a Jakarta fra qualche giorno…

( pretending to be an editor…)

(directors at work…)


upright piano recording update…

Prova e riprova, sposta i microfoni, cambia modello, aggiungi e togli, alla fine la soluzione trovata è un po’ ingombrante…
Ho spostato il pianoforte verso il centro dello studio, con il retro dello strumento accessibile, sono tornato sulla scelta fatta all’inizio per quanto riguarda i microfoni ( due Oktava MK012 con capsula omnidirezionale) e dopo innumerevoli tentativi credo d’aver individuato la posizione più adatta a rendere il suono, che sento mentre siedo allo strumento, anche nelle registrazioni.

Per evitare di dover ricominciare da capo ogni volta le ho “segnate” sul retro del pianoforte con due pezzi di nastro adesivo…

(per scattare la foto ho spostato i pannelli di cellulosa che utilizzo per isolare i microfoni…)


Going ahead…

Continuo a lavorare sui campionamenti di suoni “da cucina”, con il dolore della scomparsa di Raffaele, l’ideatore del gemellaggio di cui tratta il piccolo documentario, padre del regista.
E mio cognato…


Kitchenware sampling session 2.0…

Le registrazioni sono venute meglio di quanto non sembrasse all’inizio: ho trasformato le due tracce audio mono ( una del cardioide e l’altra del microfono a nastro) in una singola traccia, stereo, ma trattando le tracce mono secondo la tecnica M/S, anche se non molto ortodossa come posizione dei microfoni…
Comunque: ho caricato la song di Logic e ho cominciato ad elaborare i molti frammenti con il FlexTool, che permette di “spostare” parti della forma d’onda in modo, ad esempio, di far coicnidere gli accenti sonori con gli accenti del metronomo, tra le altre cose…
Lavoro lungo, se fatto senza aver previsto prima l’uso di FlexTool, per cui avrei dovuto registrare i rumori seguendo un metronomo in cuffia, ma comunque lavoro efficace: adesso ho diversi frammenti di qualche battuta ognuno con dei “ritmi” a quarti, ad ottavi, a terzine, sincopati e così via, ma tutti che seguono in modo accurato il metronomo…

Ho messo a tempo la zucchina, il pane, il tagliere suonato da solo: manca la carota e il mix di tutta la roba, e poi pentolona e pentolino.

A questo aggiungerò i campionamenti fatti direttamente in cucina con lo Zoom H4: accensioni del gas, rubinetti, hamburger che sfrigolano, coperchi che sbattono, cassetti che s’aprono e così via…


Kitchenware sampling session…

Per un documentario che sto musicando ho deciso di utilizzare, per una scena girata in una cucina, dei suoni adatti…
Ho preso un po’ di roba dalla mia cucina e ho portato tutto a studio.

Ho sistemato un microfono a condensatore ( SE-Electronics Z3300A, modalità cardioide) sopra un tagliere di legno, e al lato, giusto per provare come se la cavasse, un super-economico T-Bone RB100 a nastro.
Sopra il condensatore ho piazzato il Reflexion Filter ( anche lui nel modello economico, il Project Studio), e dietro al tagliere i miei pannelli mobili di ovatta di cellulosa, a “proteggere” la registrazione…

Messo in registrazione Logic Pro ho cominciato a campionare: dalle zucchine…

…alle carote e al pane…

E poi: pentole e pentoline, con e senza acqua…

Alla fine. pulire tutto…

(…in realtà il microfono a nastro ha aggiunto un bel po’ di soffio alla registrazione, per non parlare dei cavi non proprio di altissima qualità, per cui ho dovuto ripulire anche le registrazioni appena concluse. Fortunatamente avevo molti momenti di silenzio dai quali prendere l’impronta audio per eliminare il rumore di fondo…)


Windscreen “da battaglia” per un registratore portatile…

Ho da diverso tempo un registratore portatile Zoom H4, che tra molte qualità ha qualche difetto piuttosto fastidioso.
Il peggiore è sicuramente il fatto che quando viene utilizzato a batteria, ossia sempre, visto che è portatile, inserisce un fastidiosissimo ronzio nelle registrazioni, a meno che non venga utilizzata la frequenza di 96KHz…
Se viene alimentato a corrente invece và tutto bene, e infatti fra le “soluzioni” trovate nella vasta comunità di chi utilizza questo registratore c’è quella di dotarsi di un battery-pack esterno con il quale alimentarlo…
Altri hanno scoperto che la sostituzione di un componente elettronico interno risolve definitivamente il problema: non facilissima come soluzione, ma probabilmente è quella che tenterò, prima o poi…

L’altro problema è l’incredibile sensibilità della coppia di microfoni al “rombo” generato dal vento, cosa comune a qualsiasi microfono, ma in questo caso basta una refola per rendere inutilizzabile qualsiasi registrazione.
La soluzione migliore sarebbe costruirsi un DeadCat, una cuffia di pelliccia sintetica a pelo lungo, e con quella rivestire la pallina di gommapiuma in dotazione.
Ma io non riesco a trovare ‘sta maledetta pelliccia sintetica a pelo lungo: o è a pelo corto, o è troppo fitta, o devo prenderne una “pezza” enorme, ma a me servono pochi centimetri quadrati…

Tempo fa ho scoperto che una normale zanzariera, se piegata più volte su se stessa, frena perfettamente il rumore del vento, senza mascherare eccessivamente il suono da registrare.

E così ho messo assieme un orribile, ma funzionante, schermo antivento…

La rete di plastica per creare uno pseudo-zeppelin…

Lo pseudo-zeppelin piegato a forma di Zoom H4, cucito con lo spago…

La zanzariera utilizzata per ricoprire lo pseudo-zeppelin

Lo pseudo-zeppelin “rivestito”….

L’accoppiata in azione ( campionamento del gorgoglìo del caffé…)


andando avanti con i lavori a studio…

Il mio piccolo homestudio, visto che ha ricominciato a generare reddito, merita qualche piccolo lavoro di adeguamento.
Assemblato anni fa con lavori piuttosto onerosi trasformando l’inutilizzato garage, dopo i primi aggiustamenti per correggere l’acustica, per vari motivi non ero andato avanti con il trattamento interno…
Non che non notassi le carenze acustiche, ma sia per mancanza di tempo che di voglia d’affrontare l’analisi dei problemi, m’ero adeguato ad utilizzare un paio di cuffie di qualità per i controlli finali dei mix…
Ma alla fine mi sono deciso: troppa fatica lavorare in cuffia, troppo spreco avere un posto pronto al 70%, nel quale passo così tante ore della mia vita…
Ho cominciato spostando la postazione di lavoro, poi ho fatte alcune misurazioni ( piuttosto approssimative, lo ammetto…) e ho deciso che avevo bisogno di eliminare alcune risonanze nelle frequenze medio-basse.
Nel giro di un paio di giorni ho assemblato delle trappole acustiche, le migliori delle quali riciclando un paio di librerie iper-economiche Ikea.
Queste le ho piazzate dietro i monitor Genelec 1030A, leggermente fuori asse, coperte con dei dipinti che da anni sono nel mio studio.
Il miglioramento dell’acustica è evidente: posso lavorare con il volume decisamente più alto senza alcuna fatica, riesco a sentire particolari che prima sparivano in un miscuglio indefinito di risonanze fastidiosissime…
Non ho ancora finito con l’acustica, ma dovevo occuparmi della postazione dove passo le ore…
La Master Keyboard Yamaha s90es è da anni traballante su di un reggi-tastiere regolato talmente basso da essere un rischio per le gambe, il computer poggia su un ripiano tenuto in posizione da un paio di libri, e così via…
In breve: ho costruito un semplicissimo tavolo a due ripiani riciclando un vecchio armadio, di ottimo multistrato da 1,5 cm.
Due scatole di legno, con un foro su uno dei fianchi, e riempite di materiale fono-assorbente come sostegno del primo ripiano ( per la Yamaha) e un paio di reggi-mensola Ikea per il secondo ripiano ( per il MacBook Pro e il resto della roba, oltre che per la carta da musica).

Le trappole acustiche, la piccola ancora da piazzare, la grande da una libreria Ikea

Le “zampe” della nuova postazione di lavoro, con il foro che le trasforma in trappola acustica

La postazione assemblata…


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: