Archivi categoria: studio

Sergio Gotti, scultore

Un amico artista, pittore, scultore e scenografo, mi ha chiesto aiuto per un “problema” apparentemente banale, ma molto irritante.
Da qualche anno ha iniziato a “scolpire” utilizzando fogli di cartone, con risultati sempre più spettacolari.
L’accoglienza è sempre molto calorosa, ma come spesso accade quando chi “guarda” non conosce la tecnica di chi “fa” ecco che sbocciano ipotesi sul “come ha fatto?”.
Qualche settimana fa tre sue opere in cartone sono state ospitate al Maker Faire di Roma, la Fiera degli inventori e delle innovazioni, la seconda al mondo come dimensioni, dopo quella di San Francisco.
110.000 visitatori in tre giorni, la maggior parte passata anche davanti le opere di Sergio Gotti.
Ed ecco ripresentarsi il carosello di ipotesi riguardo il “come” sono state realizzate:
Laser!, Sono tagliate al laser, si vede benissimo!!
No: è un blocco di cartone e poi ci scava dentro. Come? E che ne so, mica sono io a farle!
Stampa 3D in cartone, questa è la tecnica. Dove sta la stampante, però?
Lui le assembla solo, le sagome le scarica da internet…

Ecco: per frenare questo delirio di ipotesi ed risparmiare a Sergio Gotti infinite spiegazioni sul “come” lui realizza queste sculture, ho realizzato un breve filmato dove si vede come lavora e lo si ascolta descrivere la tecnica utilizzata.

Tecnica semplicissima, che fa apprezzare ancora di più la maestria di Sergio Gotti.

Annunci

Trafficarte Live, again…

Fra pochi giorni, il 28 agosto, torno a suonare dal vivo con la band Trafficarte e con il prototipo di un “qualcosa” che è talmente un prototipo da non avere neanche una definizione.

Ci saremo noi musicisti, con i nostri strumenti, con la scaletta dei brani da suonare.

E ci sarà un sistema piuttosto complesso formato da una serie di pad auto-costruiti, simili a quelli utilizzati dai batteristi, collegati ad una vera e propria “catena” informatica…

Nell’ordine: una coppia di Arduino come input dei pad, collegati via Usb a un Raspberry pi2 seconda serie che tradurrà quanto elaborato dai due Arduino in OSC, collegato al mio Mac via Ethernet (con adattatore Ethernet>Usb) che, tramite OSCulator tradurrà il tutto in segnali Midi che a loro volta controlleranno una serie di Virtual Instrument all’interno di LogicProX, a sua volta collegato al mixer attraverso un’interfaccia audio UMC404 Behringer.

Nonostante la cattiva fama del nome, l’unico anello della catena che non mi dà pensieri è proprio l’interfaccia Behringer…

Tutta la programmazione del sistema l’ha ideata mio figlio Michele, il resto è un assemblaggio piuttosto raffazzonato di microfoni piezoelettrici modificati, gomma piuma, lastre di rame, tavole di legno, materassini da palestra riciclati e una montagna di fili e saldature…

L'assemblaggio...

L’assemblaggio…

Pronti per il rivestimento.

Pronti per il rivestimento.


Into the beast…

Domenica mattina, mezz’ora di tempo, che faccio?

Smonto il nuovo microfono…

L’ho già fatto quando l’ho preso, ma non fino all’osso, non avevo gli attrezzi con me, e forse il venditore non avrebbe apprezzato.

Neumann U87ai aperto

Neumann U87ai aperto

Vedo che ci sono un paio di problemi: alcuni piedini che collegano la capsula al corpo del microfono sono storti, ma soprattutto scopro che uno dei fili della capsula è danneggiato. Montando la cuffia a rete di protezione hanno “pizzicato” il cavo…

Il cavo danneggiato

Il cavo danneggiato

 

Ma quanto è danneggiato? Mica si vede bene…

Tana per il cavo!

Tana per il cavo!

 

Poco male: lo accorcio e lo risaldo. Mai fatto prima su un Neumann, però…

Rewired

Rewired

Rimonto, ricollego il microfono: perfetto!

 

 


New kid in the studio…

Dopo oltre due anni di tentativi, modifiche, sostituzioni di pezzi, aggiunte e spese il piccolo gioiellino acquistato a Porta Portese, un Neumann KM56 del 1956, ha ceduto il posto, con un conguaglio a mio favore, ad un più solido, ed efficiente, U87ai.
Usato, ovviamente, con qualche graffio di troppo ed il selettore -10dB da sostituire anche se funzionante, ma insomma: il suono c’è tutto.

Neumann U87ai

Neumann U87ai


Archeologia digitale

Come molti musicisti dell’era pre-computer ho usato negli anni le tecnologie disponibile in quel periodo per cercare di mantenere la qualità sonora di quanto componevo.
Nastro analogico inizialmente; costoso, laborioso da conservare, fragile, ingombrante.
Poi arrivò il DAT, il sistema su microcassette digitale che spazzò via in poco tempo quanto esisteva prima.
Preciso, facile da trasportare, con la possibilità di “marcare” la posizione del brano sul nastro e ritrovarla al volo.
Insuperabile…
Praticamente impossibile da editare, a differenza del nastro analogico, dove con lametta e nastro adesivo ci si poteva sbizzarrire a creare dei patchworks notevoli.

Fino a quando i sistemi audio su computer non l’hanno completamente estinto.
Adesso la stessa qualità audio è in qualsiasi smartphone di fascia medio-bassa, con l’aggiunta di infinite possibilità di editing.

Il problema però, per chi ha ancora un discreto archivio di vecchi lavori, è trovare ancora delle macchine DAT funzionanti per resuscitare quei lavori, trasferendoli su computer.
C’è voluto un po’, ma alla fine ho trovato chi ne aveva ancora uno non del tutto inutilizzabile.

E così, dopo quasi vent’anni, posso chiudere un ciclo, mettendo al sicuro e on-line, alcuni dei miei vecchi lavori…

Immagine

 

 


San De Villa

Una settimana di registrazioni, discussioni, risate, tensioni, fatica, divertimento, mal di schiena…

E buona musica…

Si prova la struttura di un brano...

Si prova la struttura di un brano…


DIY Ribbon mod…

Visto che con il primo microfono della T-Bone è andata bene

Secondo molti esperti questo tipo di microfono ha un difetto piuttosto irritante: la particolare struttura della “gabbia” che contiene il trasduttore, con tutte quelle sottili fessure ricavate in un tubo piuttosto massiccio, creano delle risonanze e quindi un effetto “filtro” tanto evidente quanto ingestibile.
In effetti, quando ho fatto un po’ di prove registrando il mio pianoforte a coda ad ogni cambiamento di posizione dei microfoni il suono subiva delle modifiche piuttosto irritanti: non era solo la conseguenza del cambio di posizione, insomma…

Seguendo quanto già fatto da chi ne sa ben più di me, ho deciso di intervenire in maniera un po’ drastica, stavolta…

Dopo aver rimesso in “tiro” il nastro utilizzando l’accrocco costruito con il Lego dei miei figli, ho ridotto il numero delle fessure della gabbia, semplicemente tagliando via alcune barre…

La gabbia del microfono com'era

La gabbia del microfono com’era

Primi tagli

Primi tagli

La gabbia alleggerita

La gabbia alleggerita

E i due microfoni a confronto…

T-Bone to the bone...

T-Bone to the bone…

Ovviamente la rete di protezione non c’è più stato verso di montarla, anche perché questo microfono, come il precedente, è assemblato in maniera mooolto approssimativa, e il trasduttore è montato storto: pende da un lato, toccando la gabbia…

Con due pezzi minuscoli di isolante acustico dovrei aver risolto…

(Gli esperti fanno un lavoro un po’ più pulito, lo ammetto: l’immagine che segue è come vien fuori a loro un lavoro del genere…)

Versione elegante...

Versione elegante…

[UPDATE]

Considerato che così com’è venuto, senza griglia di protezione, è un po’ a rischio danneggiamenti, ecco trovata la soluzione: un frammento di zanzariera metallica…

La nuova griglia pronta...

La nuova griglia pronta…

Finito!

Ribbon Mic mod complete...

Ribbon Mic mod complete…


DIY Ribbon mic repair, more or less…

Ho da tempo un paio di super economici microfoni a nastro, della T-Bone, il marchio del gigantesco negozio on-line Thomann.
Li ho usati poco, soprattutto perché avevano un suono troppo diverso uno dall’altro, e uno dei due aveva anche evidenti segni di malfunzionamento…
Oggi mi sono deciso: apro il più farlocco dei due e vedo cos’ha.

Non è facilissimo aprire un microfono cinese assemblato malamente con materiale piuttosto scadente: delle 4 viti che tenevano in posizione il magnete una era completamente distrutta…

Rb100 open

il microfono mezzo aperto…

screwed up screw

screwed up screw

Quando alla fine sono riuscito a scoprire il magnete e il nastro ho avuto la conferma di quello che sospettavo: il nastro, una sottilissima striscia di alluminio “plissettata” e sospesa fra due magneti, era completamente allentato, sembrava un’amaca.

The ribbon

The ribbon

Esiste un attrezzo apposito per ridare tensione a questo tipo di nastro, ma esiste anche un’alternativa economica: il Lego!

Lego ribbon machine

Lego ribbon machine

Ho ritirato fuori lo scatolone delle costruzioni Lego dei figli e frugando frugando ho trovato quanto mi serviva. In due minuti ho messo assieme tutto quanto e, tolto il nastro dal microfono, ho dato qualche passata con l’accrocco…

Lego ribbon machine at work

Lego ribbon machine at work

Il nastro nuovamente nel microfono…

Ribbon in place

Ribbon in place

Una volta riassemblato tutto ho messo subito i microfoni al lavoro sul Petrof appena accordato…

Ribbons at work

Ribbons at work

Come ogni microfono a nastro sono piuttosto deboli come segnale, ma giocando un po’ sul posizionamento non si comportano affatto male, considerando che fra tutt’e due son costati meno di cento euro…


Pretending…

Appena consegnato sei brani registrati qui a studio.
Molto semplici, qualche chitarra, basso, voci, qualche tastiera e soprattutto una batteria acustica un po’ impegnativa da registrare, con la mia attrezzatura…
Una Ludwig Silver Sparkle con cassa da 26 pollici, quella di Bonham, per intenderci, non è facilissima da rendere bene.
Come dicono tutti i fonici a proposito di questa “bestia”: per avere il suono di Bonham devi intanto suonare come lui, e non sempre è così. Anche perché i brani che ho registrato tutto sembrano meno che i Led Zeppelin…
Per questo ho chiarito da subito: inutile stare a cercare di far finta di esser questo o quello, di ottenere il suono di quel disco o di quel musicista: cerchiamo di rendere al meglio i brani per quello che sono…

Non è mai un discorso facile da fare, o meglio: non è facile farsi capire.

Che significa: rendere al meglio i brani? Non basta registrare meglio possibile? Magari con il suono di Bonham? E le chitarre a palla, eh?..

I brani vanno da un tango sghembo di sette battute ripetute fino al solo finale, dove arriva l’ottava battuta a concludere il giro, a canzoni simil-Silvestri, con in mezzo altri brani senza uno stile facilmente definibile.

Il che ha aiutato, però…

Ad ogni brano cercavo di capire cosa volesse ottenere lui, l’autore (ed esecutore di tutto quanto, tranne le parti di tastiera…). Perché avesse deciso di fare determinate scelte stilistiche, perché quella struttura, quel tipo di cantato spesso stentoreo, ma anche “giusto” per i brani realizzati…

Alla fine son venuti fuori sei pezzi sicuramente “originali”, probabilmente difficili da “piazzare”, ma sicuramente con un loro carattere…

Un po’ come la gigantesca batteria che è stata settimane a studio qui da me…

Ludwig


Lentamente…

…sembra che i vari progetti arrivino ad una conclusione.
Il film LoonLake è praticamente finito, e a giorni comincerà il suo viaggio alla ricerca d’accoglienza da parte dei festival.
l’aspirante cantante senegalese ha due brani finiti, un terzo quasi concluso e altri quattro o cinque in gestazione.
Speravo potesse essere un lavoro più creativo e divertente, ma fra tempi di lavorazione diluiti oltre ogni limite e l’incostanza “stilistica” del cantante stesso, mi sono ritrovato a dover lavorare a rovescio: lui ha cantato senza alcuna guida, neanche metronomica e poi, con pazienza e lavoro certosino, ho costruito il brano attorno quella traccia vocale, peraltro pesnatemente editata per dargli un senso ritmico purchessìa…

Alla fine, soprattutto l’ultimo brano, è venuto meglio di quanto non immaginassi.
E con l’aggiunta di una voce femminile si può dire completato…

Finalmente…


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: