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Craft

Ho finalmente cominciato a realizzare un progetto al quale pensavo da tempo, da quando ho visto PressPausePlay e sul quale scrissi alcune righe.

Qui alcune immagini.

E qui il primo video, Paolo Dubla Liutaio:

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Craft is dead?

Ho appena visto (mea culpa: è uscito molto tempo fa…) un bel documentario scaricabile gratuitamente in alta definizione: PressPausePlay.

Parla, con molte interviste, mai noiose, e bellissime immagini, dell’impatto che hanno avuto le “nuove” tecnologie sul “fare” arte in generale, e musica in particolare.
Tra i molti intervistati c’è Moby: produttore, musicista, dj e quant’altro gli viene in mente di essere.
L’affermazione “craft is dead“, che si potrebbe tradurre con “l’abilità, la conoscenza tecnica, è morta” è sua. La usa spiegando che “un tempo per fare fotografia bisognava conoscere a fondo tutta la procedura, dallo scatto iniziale allo sviluppo e la stampa della foto stessa. Adesso non è più così: basta possedere la tecnologia adatta…”.

Questo è più o meno quello che afferma, e detto da lui è comprensibile. Ma falso.

Tutto il documentario, a partire da Moby stesso, non fa che sottolineare il rischio che l’ampia disponibilità di “mezzi” tenda a produrre mediocrità in quantità asfissianti. La “maestrìa”, la padronanza del mezzo si ottiene con lo studio, con la costante applicazione sullo “strumento”, che inevitabilmente porta a conoscerne ogni minimo particolare e caratteristica. E quindi a sfruttarne al meglio le qualità come anche le debolezze.
Avere una telecamera digitale o uno studio di registrazione completo all’interno di un computer non porterà automaticamente ad ottenere filmati o musiche degni di essere visionati e ascoltati.
Di più: l’enorme capacità di accumulare a basso costo miriadi di versioni diverse dello stesso prodotto (film o musica non cambia) inibisce, a chi non ha abbastanza “abilità”, la capacità di ponderare una scelta. O peggio: la scelta rischia di essere influenzata dal mezzo: è meglio il brano che suona più forte, o il filmato che ha la gradazione di colore più in linea con quanto dice il manuale accluso al programma…

Come viene detto anche nel film da Amy Phillips: c’è chi ha talento e chi non ha talento.
Aggiungo io: in parte il talento può essere “surrogato” con l’abilità, ma solo in parte…
Certo, se però non c’è talento e manca del tutto “l’abilità” ecco spiegato come mai siamo invasi da quantità abnormi di spazzatura mediatica…
E come ribadisce Moby: se il mondo viene invaso dalla mediocrità, la gente si abitua alla mediocrità.
Fino alle opinioni controverse di Andrew Keen, probabilmente ferito dal fatto inevitabile che, da questo marasma di idee possano emergere talenti inespressi capaci di mettere al tappeto esperti come lui…

Io, che non mi considero un esperto, sto iniziando una nuova avventura come “dilettante” filmmaker e l’argomento, guarda caso, sarà proprio la maestrìa, la conoscenza del mezzo, lo studio e la passione che può portare una persona fino al livello di Maestro, nel proprio campo.
E ci saranno musicisti, artigiani costruttori di strumenti di qualità, loro e la concorrenza del “mercato” inteso nel senso più deleterio del termine…


Trafficarte 3.0?

Negli ultimi mesi,o meglio: negli ultimi due anni molte cose nel mio ambiente di lavoro sono come vaporizzate…
La crisi economica, certo, è il motivo più facile da identificare, ma non credo sia l’unico.
Una notevole difficoltà a stare al passo con ciò che succede attorno mi sembra il vero motivo di questo inesorabile sprofondamento nell’oblio.
questo vale per tutto: musica, cinema, ma forse è un motivo valido anche per l’Italia in generale.

C’è chi pensa sia meglio andarsene da qui, cercare altri sbocchi altrove.
Avessi vent’anni di meno e meno obblighi probabilmente sarebbe la prima scelta che farei, ma adesso e qui no, non avrebbe senso.

Più senso ha invece provare un cambio di passo. Costruirsi un percorso parallelo di lavoro, in un certo senso…

Lavoro da parecchio con l’immagine, come musicista.

Adesso voglio cominciare a lavorare direttamente sull’immagine.

Se non si producono abbastanza film per i quali scrivere una colonna sonora, ecco: mi produco io qualcosa…

La tecnologia video adatta per un prodotto di qualità professionale ha raggiunto prezzi abbordabili, alcune delle attrezzature già ce le ho, altre le sto acquistando con cautela da novizio.

A giorni comincerò a girare le prime immagini per un piccolo documentario. Che parlerà di musica, di musicisti, di artigiani costruttori di strumenti…


Ordine?

Il blog ha bisogno di qualche sistemata: visto che WordPress non permette di avere gli articoli su pagine differenti, ma permette di avere solo una pagina principale con i post e le altre “fisse”, ecco: piano piano sposterò gli pseudo-tutorials “fai-da-te” in pagine apposite, sotto il menù DIY, e così sarà per tutto quello che potrà essere utile avere a portata di click, senza bisogno di navigare nell’archivio…

Presto un mini-tutorial sul primo Skyline Diffuser, appena finito di assemblare…


Nuvola acustica 2.0

Tutto il giorno sulla scala, ma alla fine…

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La nuvola acustica installata

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L'intricatissimo sistema per sorreggere tutto...

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close up, c'è una fessura che separa la nuvola per far passare la luce

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Le trappole in attesa…

…che io finisca di sistemare lo studio: sto svuotandolo per ritinteggiarlo, dopo anni di utilizzo piuttosto intenso.

traps-troop-ready-to-go!


DIY Bass trap: fuori una!…

Dopo parecchio lavoro, dovuto soprattutto al tentativo di trovare IL modo migliore e più economico per realizzare queste trappole per bassi, sono arrivato a finire completamente la prima trappola…

Cotone 100% Ikea...

La trappola pronta ad essere rivestita di cotone

Nel tentativo di trovare il sistema migliore per “tenere assieme” tutto il materiale non c’era verso di unire le stoffe, sia da sole ( il tessuto-non-tessuto su se stesso, per ricoprire al meglio la lana di roccia) si fra loro ( il cotone al tessuto-non-tessuto).
Collanti tipo Bostik non sono molto adatti: ci ho fermato ( non benissimo, e con esalazioni non molto gradevoli…) il tessuto-non-tessuto, ma il risultato è piuttosto approssimativo.
Per mettere il cotone ( che deve coprire le facce a vista dei pannelli) ho provato in vari modi, alla fine ho deciso di utilizzare la colla a caldo, che si stende utilizzando una pistola elettrica.
Un consiglio: la mia è costata una decina di euro, ci ho incollato un pannello, si sta squagliando anche lei. Non ne ho trovate di migliori, ma se la trovate: prendete quella…
( ho controllato in giro: anche i modelli da oltre cento euro non valgono nulla: tutti in plastica e con il puntale d’uscita d’acciaio, ma circondato da gomma, come la pistola che ho preso io…)

la pistola per la colla a caldo

il retro della trappola rivestita

finita!

alla fine pesa cinque chili e misura 120x60x12 cm


Bass Traps almost done…

Lentamente le trappole per bassi vanno avanti.
Oggi ho rivestito le ultime fatte, con del tessuto-non-tessuto, sul quale poi andrà della stoffa dall’aspetto meno casareccio…

le dodici trappole pronte per essere rivestite

primo passaggio: taglio del tessuto

si "spilla" il primo lato...

...si "spilla" il secondo lato...

..si "spilla" il terzo lato...

...e si "spilla" l'ultimo

primo piano della "spillatura".

Le prime tre trappole pronte ad essere "vestite"...

Domani prendo altro tessuto-non-tessuto per rivestire le ultime due rimaste “nude” per un errore di calcolo ( fin’ora ne ho usati 30mq…), poi viene il tecnico per farmi il preventivo per l’installazione del climatizzatore a ricambio d’aria.
E dopodomani vado a fissare l’appuntamento per valutare l’acquisto di un sogno


redrawing the studio…

Dopo parecchie misurazioni e dopo aver deciso che l’unica soluzione possibile fosse costruire nuove trappole per i bassi da distribuire nell’ambiente, ho cominciato a far spazio per i nuovi lavori.

Lo studio sarà inagibile per un po’ di tempo, temo…

lo studio sottosopra, un'altra volta...

In compenso ho cominciato a costruire le nuove trappole: cornice di legno, uno strato di poliestere e due di lana di roccia, tessuto-non-tessuto a far da filtro, cotone Ikea come rifinitura finale.
Ne sto costruendo dodici, e ho quasi finito la prima. Lentissimamente: è il prototipo, serve per capire come farle, mica per altro…

Per tagli precisi, squadretta precisa...

 

...cominciamo ad assemblare i pezzi...

...e finiamo con i rinforzi.

La cornice pronta, i fori per aumentarne l'efficacia.

Prima trappola pronta per essere rivestita. il nastro rinforzato per mantenere il materiale in posizione.

il nastro rinforzato, soluzione economica ed efficace.

 

 


Demolition man…

Dopo giorni di misurazioni con programmi specifici, e dopo aver trovato la soluzione adatta a quasi tutti problemi di risonanze, rimangono alcuni punti da affrontare.
Leggo sul Web tutti i forum di acustica che trovo, scarico articoli e manuali, prendo misure e faccio e ri-faccio prove, spostando avanti e indietro casse e workstation di lavoro, alla ricerca del giusto equilibrio fra comodità d’uso ( quella che alcuni chiamano “ergonomia”…) e corretta acustica per mixare.

misurazioni approssimative...

Ma comunque la soluzione già so qual’è: trappole acustiche per i bassi ovunque!

Per questo ho smontato i pannelli che avevo distribuito lungo i bordi del soffitto e su alcune pareti: sono pannelli di lana di roccia, piuttosto leggeri, con una faccia leggermente “intonacata” e l’altra “vetrificata” per impedire la dispersione delle fibre minerali.
Ognuna è incorniciata con una sottile fascia di legno.
Acusticamente hanno aiutato a risolvere alcuni problemi sulle frequenze medio-alte, ma adesso verrano riciclate come “acoustic cloud”: nuvola acustica…

Le sospenderò al soffitto, lasciando un po’ di spazio al di sopra, e ci aggiungerò alcuni pannelli di ovatta acustica Vital per aumentarne l’efficacia sulle frequenze più basse.

Lo spazio ( e la funzione) lasciato libero agli angoli fra il soffitto e le pareti verrà occupato da trappole acustiche più efficaci, spesse una decina di centimetri, sempre in lana di roccia, ma di maggiore massa…

la "nuvola" pronta per essere montata...

 


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