Archeologia digitale

Come molti musicisti dell’era pre-computer ho usato negli anni le tecnologie disponibile in quel periodo per cercare di mantenere la qualità sonora di quanto componevo.
Nastro analogico inizialmente; costoso, laborioso da conservare, fragile, ingombrante.
Poi arrivò il DAT, il sistema su microcassette digitale che spazzò via in poco tempo quanto esisteva prima.
Preciso, facile da trasportare, con la possibilità di “marcare” la posizione del brano sul nastro e ritrovarla al volo.
Insuperabile…
Praticamente impossibile da editare, a differenza del nastro analogico, dove con lametta e nastro adesivo ci si poteva sbizzarrire a creare dei patchworks notevoli.

Fino a quando i sistemi audio su computer non l’hanno completamente estinto.
Adesso la stessa qualità audio è in qualsiasi smartphone di fascia medio-bassa, con l’aggiunta di infinite possibilità di editing.

Il problema però, per chi ha ancora un discreto archivio di vecchi lavori, è trovare ancora delle macchine DAT funzionanti per resuscitare quei lavori, trasferendoli su computer.
C’è voluto un po’, ma alla fine ho trovato chi ne aveva ancora uno non del tutto inutilizzabile.

E così, dopo quasi vent’anni, posso chiudere un ciclo, mettendo al sicuro e on-line, alcuni dei miei vecchi lavori…

Immagine

 

 


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