Il blog ha bisogno di qualche sistemata: visto che WordPress non permette di avere gli articoli su pagine differenti, ma permette di avere solo una pagina principale con i post e le altre “fisse”, ecco: piano piano sposterò gli pseudo-tutorials“fai-da-te” in pagine apposite, sotto il menù DIY, e così sarà per tutto quello che potrà essere utile avere a portata di click, senza bisogno di navigare nell’archivio…
Presto un mini-tutorial sul primo Skyline Diffuser, appena finito di assemblare…
Dopo parecchio lavoro, dovuto soprattutto al tentativo di trovare IL modo migliore e più economico per realizzare queste trappole per bassi, sono arrivato a finire completamente la prima trappola…
Cotone 100% Ikea...
La trappola pronta ad essere rivestita di cotone
Nel tentativo di trovare il sistema migliore per “tenere assieme” tutto il materiale non c’era verso di unire le stoffe, sia da sole ( il tessuto-non-tessuto su se stesso, per ricoprire al meglio la lana di roccia) si fra loro ( il cotone al tessuto-non-tessuto).
Collanti tipo Bostik non sono molto adatti: ci ho fermato ( non benissimo, e con esalazioni non molto gradevoli…) il tessuto-non-tessuto, ma il risultato è piuttosto approssimativo.
Per mettere il cotone ( che deve coprire le facce a vista dei pannelli) ho provato in vari modi, alla fine ho deciso di utilizzare la colla a caldo, che si stende utilizzando una pistola elettrica.
Un consiglio: la mia è costata una decina di euro, ci ho incollato un pannello, si sta squagliando anche lei. Non ne ho trovate di migliori, ma se la trovate: prendete quella… ( ho controllato in giro: anche i modelli da oltre cento euro non valgono nulla: tutti in plastica e con il puntale d’uscita d’acciaio, ma circondato da gomma, come la pistola che ho preso io…)
Lentamente le trappole per bassi vanno avanti.
Oggi ho rivestito le ultime fatte, con del tessuto-non-tessuto, sul quale poi andrà della stoffa dall’aspetto meno casareccio…
le dodici trappole pronte per essere rivestite
primo passaggio: taglio del tessuto
si "spilla" il primo lato...
...si "spilla" il secondo lato...
..si "spilla" il terzo lato...
...e si "spilla" l'ultimo
primo piano della "spillatura".
Le prime tre trappole pronte ad essere "vestite"...
Domani prendo altro tessuto-non-tessuto per rivestire le ultime due rimaste “nude” per un errore di calcolo ( fin’ora ne ho usati 30mq…), poi viene il tecnico per farmi il preventivo per l’installazione del climatizzatore a ricambio d’aria.
E dopodomani vado a fissare l’appuntamento per valutare l’acquisto di un sogno…
Dopo parecchie misurazioni e dopo aver deciso che l’unica soluzione possibile fosse costruire nuove trappole per i bassi da distribuire nell’ambiente, ho cominciato a far spazio per i nuovi lavori.
Lo studio sarà inagibile per un po’ di tempo, temo…
lo studio sottosopra, un'altra volta...
In compenso ho cominciato a costruire le nuove trappole: cornice di legno, uno strato di poliestere e due di lana di roccia, tessuto-non-tessuto a far da filtro, cotone Ikea come rifinitura finale.
Ne sto costruendo dodici, e ho quasi finito la prima. Lentissimamente: è il prototipo, serve per capire come farle, mica per altro…
Per tagli precisi, squadretta precisa...
...cominciamo ad assemblare i pezzi...
...e finiamo con i rinforzi.
La cornice pronta, i fori per aumentarne l'efficacia.
Prima trappola pronta per essere rivestita. il nastro rinforzato per mantenere il materiale in posizione.
il nastro rinforzato, soluzione economica ed efficace.
Dopo giorni di misurazioni con programmi specifici, e dopo aver trovato la soluzione adatta a quasi tutti problemi di risonanze, rimangono alcuni punti da affrontare.
Leggo sul Web tutti i forum di acustica che trovo, scarico articoli e manuali, prendo misure e faccio e ri-faccio prove, spostando avanti e indietro casse e workstation di lavoro, alla ricerca del giusto equilibrio fra comodità d’uso ( quella che alcuni chiamano “ergonomia”…) e corretta acustica per mixare.
misurazioni approssimative...
Ma comunque la soluzione già so qual’è: trappole acustiche per i bassi ovunque!
Per questo ho smontato i pannelli che avevo distribuito lungo i bordi del soffitto e su alcune pareti: sono pannelli di lana di roccia, piuttosto leggeri, con una faccia leggermente “intonacata” e l’altra “vetrificata” per impedire la dispersione delle fibre minerali.
Ognuna è incorniciata con una sottile fascia di legno.
Acusticamente hanno aiutato a risolvere alcuni problemi sulle frequenze medio-alte, ma adesso verrano riciclate come “acoustic cloud”: nuvola acustica…
Le sospenderò al soffitto, lasciando un po’ di spazio al di sopra, e ci aggiungerò alcuni pannelli di ovatta acustica Vital per aumentarne l’efficacia sulle frequenze più basse.
Lo spazio ( e la funzione) lasciato libero agli angoli fra il soffitto e le pareti verrà occupato da trappole acustiche più efficaci, spesse una decina di centimetri, sempre in lana di roccia, ma di maggiore massa…
Sto riconsiderando l’intera disposizione del mio studio, anche per trovare una soluzione migliore ai persistenti piccoli problemi di acustica, ma per chiedere aiuto sui vari forum, soprattutto americani, zeppi di esperti del settore, credo che la maniera migliore sia fargli fare un giro nel mio studio come è effettivamente…
Grazie a Google SketchUp sono riuscito a realizzare una versione 3D navigabile dello studio, una copia quasi esatta ( manca il disordine e un bel po’ di roba, soprattutto libri), con la disposizione attuale di tutta l’attrezzatura.
La prima versione ( ho già cominciato a fare rilevazioni acustiche e a spostar roba…) è questa:
Come molti compro roba Ikea: costa relativamente poco, esteticamente è abbastanza neutra, ma…
Come molti so che il materiale che viene usato è spesso scadente, quando non è proprio la progettazione ad esserlo…
Negli anni ho riempito casa di librerie, tavoli, sedie, letti, mobili da cucina, da bagno, accessori di vario tipo, lampade…
Fra queste ultime ce n’è una diffusissima, la Not, che però è costruita con materiale veramente di infima qualità.
Not ( come si vede dall'immagine del catalogo Ikea, anche a loro non sta dritta...)
In casa ne avrò una mezza dozzina, la maggior parte rotte: la vite con la quale la base sorregge la lampada si spezza, e non è sostituibile…
Dopo averne messe da parte un po’, pronte per la raccolta differenziata, ho notato che potevo sfruttarne alcune caratteristiche:
l’asta è modulare, sono tubi da una quarantina di centimetri, loro sì piuttosto resistenti: con un paio ci ho spostato un pianoforte, usandoli come rulli…
Il problema era trovare il modo di rendere ‘sta lampada qualcosa di utile a studio.
Ho tolto tutto il superfluo ( filo elettrico, portalampada, paraluce, interruttore) e mi sono rimasti il “cono” nel quale era inserito il portalampada e l’asta smontabile.
Ho rinforzato l’attacco fra asta e cono utilizzando della pasta metallica modellabile che viene usata per riparare le carrozzerie delle auto ( si trova in qualsiasi rivendita di ferramenta), inserendoci, prima che indurisse, dei perni metallici.
Appena asciutta ( ci vogliono pochi minuti) ho riempito il resto del cono con del cemento a presa rapida nel quale ho “affondato” una tavoletta di legno, anche lei “irta” di perni, rivolti verso il cemento…
Perché questo?
Il cono riempito di cemento ha acquisito peso, i perni hanno reso il cemento solidale con la pasta modellabile, che a sua volta ( metallo su metallo) è solidale con il cono stesso. La tavoletta di legno, messa a filo con il bordo del cono ( e resa solidale al cemento con i suoi perni) ha reso possibile avvitare una base supplementare di legno, che permette la stabilità del tutto…
Dalla parte opposta dell’asta, sempre utilizzando la pasta metallica modellabile, ho attaccato un adattatore a vite per reggimicrofoni.
Questo il risultato:
la base dell'asta
l'attacco per il reggimicrofono
close up
Abbastanza solida da sostenere un clone del Royer R 121
Un lavoro piccolo, ma impegnativo per tanti motivi extra-musicali, finalmente sincronizzato, anche se c’è ancora da mettere a punto alcune cose, a cominciare dall’audio “sibilante” dello speaker.
Contento d’esser riuscito a rendere l’idea della “cucina ritmica” suonando varie stoviglie, contento d’esser riuscito a realizzare un accompagnamento strumentale ad un coro popolare con un’intonazione piuttosto problematica, e d’aver fatto un buon lavoro anche secondo me…
E contento d’aver usato per la prima volta, in un mio film, la “mamadera”….